Con gli occhi di mia Madre

venerdì, agosto 14, 2009

Seduta sul parquet al centro della mia camera, sotto l'alito calibrato di un ventilatore da soffitto a garantirmi un pò di respiro in quest'afosa giornata di mezz'estate, scrivo. Scrivo mossa da un'inquietudine generata, solo una mezz'ora fa, dall'ultimo incontro di boxe con mia madre, solo l'ultimo di una serie che perdura da quando la mia non facile personalità prese forma ventanni orsono...

E' forse d'obbligo una premessa a questo soliloquio senza altro scopo che la riflessione aperta con me medesima: mia madre mi ha cresciuta con i sani valori di un tempo, o sarebbe meglio dire, i sani valori di sempre, tra cui potrei elencare ad esempio il rispetto per la vita in quanto tale, l'educazione del buon vivere, il valore dei rapporti familiari, dell'amicizia così come il valore, assai divergente, dei soldi, dell'invidia ecc., educando il mio animo non troppo "semplice" all'altruismo ed al confronto, esagerando, ahimé, sul metodo d'esercitare quest'ultimo in particolare, tanto da rendermi sì umile e sempre grata alla vita, ma altresì, col procedere degli anni, sempre più insicura, frenata dal mio ruolo di perenne allieva e perdente nel confronto con chi è (ora so, solo "apparentemente") migliore di me.
Assimilata questa fondamentale tara nel mio processo crescitivo, solo qualche anno fa sono riuscita a trovare il bandolo della matassa, prendendo coscienza della mia insicurezza di base, delle ragioni originarie e cercando di smuovere la mia coscienza contando sul mio orgoglio di non piccole proporzioni. Oggi, dopo un training autogeno di autoconvincimento, dopo molte punture fai da te di stima, dopo aver analizzato nuovi confronti con le persone e riconsiderati i vecchi, credo di aver conquistato un pò di sicurezza, anche se devo lavorarci su ancora molto. Dunque, esprimo chiaramente le mie idee, devio il confronto passato di natura superficiale, verso la costruttività di un analisi profonda delle persone, delle situazioni e delle cose...cerco ognora la mia personale opinione; so bene che in un mondo sordo come questo in cui mi è capitato di vivere, a nessuno interessa la mia opinione, ma interessa a me...fa parte del mio silente progetto di rigenerazione della mia personalità...visto che sono viva, vorrei sentirmi tale...non un trascurabile termine di confronto per far più grandi gli altri! Ma vallo a spiegare a mia madre! (citando un cult)

Sebbene, io sia la persona che più le somiglia, che le si mostra più di chiunque altro in tutti i suoi pro e contro, mia madre ancora "non mi vede" per quella che sono veramente...oppure, non vuole vedermi...

A quasi trentatre anni dal mio primo battito di ciglia nella luce, mi rendo conto che ancora ho ben poco a che fare con questo mondo attuale, mi sento, come spesso ripeto, un'aliena, come se fossi dovuta nascere in un altro tempo o in un altro involucro che non fosse quello umano. Questo mio stato d'animo è inattaccabile dalla ragione che comunque mi guida da sempre, è come se fosse ad un tempo desiderio e consapevolezza, sottolineata ogni giorno di questa mia esistenza dalla mia evidente inadeguatezza alla società che solo nominalmente mi accoglie. 
Il tentativo continuo di adattamento alle presunte regole sociali, al modus vivendi del nuovo millennio è già per me un onere quotidiano, non chiedo agli altri di capirlo o di capire me, sono piuttosto io, collezionando "dettagli", che osservo gli altri giocare la propria partita nel mondo. Spesso, consapevole del labirintico ego che contengo, ho indossato abiti lisi di secondo piano, stimolando il sorriso làddove non c'è, anche simulando scelleratezza e superficialità solo con lo scopo di alleggerire l'animo di chi ho accanto in quel momento. Da tempo ho accettato definizioni come "strana", "folle", "caratteraccio" e nella più fortunata delle interpretazioni "artista", ovviamente nella sua accezione di "pazzia tollerabile", eppure, è mio pensiero e attenzione più grande evitare di ferire chiunque, dai sentimenti altrui al calpestare incurante una margherita in un prato...ma il mondo in cui esisto è il mondo degli uomini...ogni cosa deve avere un nome o un'etichetta, altrimenti non può esistere.
Già, che stupidaggine!

Con lo stesso principio hanno creato i loro Dèi...con un nome, senza quest'ultimo, pouf! Non esiste più Dio! Divertente.

Mia madre, invece, mi ha reso concreta, carne, ossa, tendini e poi l'opera demiurgica più complessa e incredibile...mi ha plasmata giorno dopo giorno, pazientemente, ha scelto di farmi comprendere le cose usando il mio cervello piuttosto che lasciarmi in balìa dei mass media, mi ha spiegato che si è liberi finché si può scegliere, ed ogni suo insegnamento sarebbe potuto essere fallace e, dunque, rivedibile...per questi motivi e per tutti gli altri che esistono, un giorno, all'età di circa undici anni, dissi al parroco del mio paese che non aveva senso la confessione, ovvero, poter combinare guai e farseli cancellare semplicemente predicando un'omelia a memoria...ricordo che incespicò qualche frase fatta e mi lasciò senza risposta, poiché il dogma è stato creato proprio per sconfiggere la ragione...se mi avesse risposto qualcosa di sciocco tipo "Nostro Signore c'insegna così...lui ci ha creati e plasmati a sua immagine...eccc..." gli avrei risposto che se così stavano le cose, allora mia madre e mio padre avevano creato e plasmato me...erano, dunque, loro i miei Dèi??? Mhmpf!

In un attimo, misi in discussione non solo il Dio cristiano, ma anche il suo carattere monoteistico...si trattava di scegliere: o la fede in qualcosa d'inconsistente e non verificato come un automa manovrabile a piacimento incapace d'intendere e di volere, oppure seguire ragione e cuore perseguendo la crescita dell'unicità della personalità vivendo e scegliendo, sbagliando e maturando, conferendo giorno per giorno solidità alla propria esistenza immersi nella moltitudine unita nel camminare sotto lo stesso cielo. Scelsi. Da quel giorno, coerente con me stessa, smisi di andare a messa.

Mia madre tentò di contrastare la mia decisione, ma anche i suoi argomenti erano puerili, lei stessa non ci credeva mentre me li illustrava, ed in fondo, adesso ha la conferma dell'inutilità pratica e spirituale della religione.

Eppure....eppure...


Eppure anche oggi si è rivoltata contro di me, lamentando il mio disagio di vivere, urlandomi contro che non mi devo lamentare se il mondo fa schifo (e mi riferisco sempre a quello umano), che tanto non serve a niente incazzarsi, bisogna solo adeguarsi...

"Adeguarsi? Adattarsi??? Ma sei sicura di essere mia madre?"

Domanda spontanea e lecita cui non ricevo mai risposta.

Come può proprio lei che mi ha insegnato a pensare con la mia testa, a discernere il bene dal male, il vero dal falso, come può chiedermi di adeguarmi?! Cosa significa adeguarsi? Imparare a fare i disonesti? Uccidere per soldi? Fregarmene di un possibile futuro e sperperare i risparmi divertendomi? Se sono qui a dirti che il futuro non c'è, che l'unica prospettiva certa è l'inesorabile chiusura di un ciclo storico nel degenerare di ogni buon valore, nell'esinguersi di ogni iniziativa comune, nel dilagare dell'egoismo più cinico, nel coma profondo di tutte le coscienze...
"Sono fortunata, cara mamma, sì lo so! Sono viva e sana e ho un tetto sulla testa, tre pasti al giorno e un lavoro, anche se claudicante e dal profitto biennale! Ma io vedo come vanno le cose...non faccio finta che vada tutto bene, non seguo il dottrinamento della tv e dei giornali che tentano di convincermi che tutto va alla grande! A cosa stai giocando mamma? Prima m'insegni a pensare e poi vuoi che non lo faccia? Troppo tardi...funziona solo il processo contrario! T'incazzi perché non sono felice? Perché dico troppo spesso che vorrei riuscire a risvegliare le coscienze? Perché vedo in questo presente le premesse di un passato terribile che non ho vissuto di persona ma che ho ascoltato mille volte piangendo dai nonni e da coloro che sopravvissero a quel capitolo orribile? Come puoi biasimarmi se cerco di urlare la mia rabbia al vento? Come puoi impedirmi anche solo di ambire ad un futuro diverso, a salvare la possibilità di avere ancora la facoltà di scegliere un domani? Sono incazzata perché mi sento sola in questa lotta e inutile...osservo impotente la generale cecità...tu hai già avuto le tue conquiste, sei riuscita a costruire qualcosa, oggi non è più possibile progredire se le cose non cambiano...come fai a preferirmi muta e rassegnata?!"
Troppe domande che mia madre ha appena "sentito", troppo occupata a sottolineare per l'ennesima volta il mio caratteraccio e la mia insoddisfazione...ma in fondo, non si è mai accorta neanche di come sia così poco esigente la mia felicità, comprendendo a stento i miei viaggi ad occhi aperti, i miei angoli di piccole cose, i miei ritagli di tempo in solitaria ed entusiastica contemplazione della natura...

Non m'importa di andare a genio al resto del mondo, m'importa di essere una bella persona per coloro che amo e che mi amano, perciò mi ferisce in modo così spropositato il giudizio di mia madre...vorrei che fosse orgogliosa di me e, per una volta soltanto, vorrei mi vedesse migliore di chiunque altro...

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1 Impressions

  1. ohi.... non è vero che le tue opinioni e i tuoi pensieri non interessano a nessuno.

    a me per esempio, si.

    tra l'altro: nopn dovevamo vederci per un caffé e per mettere insieme qualcosa che somigli a un progetto?

    fatti sentire e scrivimi, oppure...... mi faccio vivo io.

    intanto come "terapia" ti consiglio di comprare i due volumetti del bellissimo fumetto di Manu Larcenet: Lo scontro quotidiano. mi ringrazierai. dopo averlo letto capisci che:

    - forse non si è così soli davanti ai propri casini...

    - la vita è interessante anche con i suoi scazzi.

    io ci ho rivisto molto del mio. e per me è stata una lettura liberatoria in un certo modo.

    Furio

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"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." — Virginia Woolf

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