Se fossi inchiostro...

mercoledì, settembre 02, 2009


C'è qualcosa d'incredibilmente sbagliato in me.

Le regole del gioco sono ben chiare, persino ai miei stessi occhi; eppure mi ostino a confutarle con tutta l'energia della mia trascurabile mente di semplice "donna".
Sono figlia di un secolo già antico per questo terzo neonato millennio e tale mi sento, "antica" e lontana, memore di un'età mai vissuta, prigioniera del ricordo nostalgico ed irreale di un tempo passato, forse tessera del puzzle di un'altra mia vita smarrita e ritrovata in questa.
Perché queste regole, che tutti sembrano lieti e capaci di accettare, per me non hanno valore alcuno?

Perché il mio orgoglio sposa così spesso il mio intelletto nel formulare teorie nuove solo per demolire, contraddire e smascherare la fallibilità delle comuni, quanto comprovate regole sociali?

Troppi aggettivi Petra! Troppi inutili, ingombranti riccioli nei tuoi già complessi pensieri!
Mi domando se non sia proprio quest'abuso di aggettivi ridondanti ad accomunare le persone come me, coloro che, pur tentando testardamente, non riescono a giocare il proprio ruolo secondo le istruzioni indicate.

Chissà.

Certo è che non sono sola, anche se molto distante dai pochi "altri".
Com'è certo che qualcosa mi rende tanto inadatta alle convenzioni sino a rendercm la piena tragica consapevolezza della mia incapacità.

In fondo, cosa mai potrà ottenere una ragazza, appena donna, nel perdere lo sguardo fra le stelle lassù?
Senz'altro un meritato torcicollo ed un minuto di folle vertigine, prima di chiudere le imposte sul cielo notturno e spegnere in un soffio la fiamma ancora timida dei desideri espressi!
A che può servire sognare quando è sicuro che la vita assai raramente ti porta in dono ali insegnandoti a volare?

Sciocca ragazza dal palpito romantico! Come posso credere ancora al lieto fine, quando l'evidenza mi ripete ogni giorno l'unicità di codesta fausta possibile conclusione?

Cara, dolce, inarrivabile Jane...persino una piccola donna come me non trova più il sonno conoscendo ormai l'origine della propria inadattabilità...

Diversamente dal tuo, il tempo che mi vede ospite sembra conferire un valore più alto all'identità femminile, ma, a mio avviso, si tratta soltanto di un'apparente considerazione che recita una commedia sul canovaccio del medesimo, ben noto dramma dell'ìmpari realtà fra i sessi.
Anche sulla soglia del terzo millennio, pare che una donna provvista di un intelletto uso al ragionamento sia di gran lunga...mhm, come avresti detto tu cara Jane? Ah sì, ecco..."disdicevole"!
Così, ridotta e imprigionata dalla forza delle altrui regole, mi trovo mio malgrado a scrivere di tale bizzarra solitudine, nella solitudine stessa.

Trascorro serate seduta per terra nell'ombra disegnata dal chiarore lunare, ipnotizzata da quella presenza da sempre fonte d'ispirazione, per me soltanto una mèta cui tendere le braccia nell'inutile speranza di prendere il volo.
Osservo per lunghi, sospesi momenti una farfalla che stenta a riprendere a volare, ne incoraggio col lieve soffio la ripresa, per poi accogliere in silenzio il lento scadere del suo tempo, scandito da un battito d'ali inudibile e sempre più raro, sino a quando il moto si ferma, disteso sui petali di quel fiore di velluto cui ora la farfalla si confonde...conscia di quell'invisibile, quotidiana tragedia, libero un muto pianto.
E così fremo ogni volta che vedo il sole albeggiare, le nubi rincorrersi disegnando favole nuove sul foglio azzurro, così come sorrido al frullo d'ali dei passerrotti intenti a scrollarsi di dosso la pioggia in eccesso, in ordine perfetto sul filo della luce.
Distratta da mille eventi come questo, come posso imparare a concentrare le mie dubbie forze sull'affermazione di un'egoistica, quanto conforme, identità?

Sono cinica, pratica, razionale e, per taluni aspetti, poco femminile, ma ciò non pare in contrasto con la mia insaziabile fantasia, l'intensa, talvolta irrefrenabile, passionalità, il mio talento sensibile ad ogni impercettibile respiro della Terra, la parte idealista e romantica che rende insistente ed immortale ogni mia speranza.
Cosa posso fare per migliorare la mia condizione di donna scomoda perché pensante?
Adeguarmi? Impossibile. Fuggire? Verso dove, se non ho ali da indossare?
Potrei rintanarmi in qualche angolo di cielo, ma presto o tardi mi stancherei di contemplare gli stessi orizzonti.
No, non è semplice affatto essere così complessi quando il mondo appare tanto semplice da capire quanto untema svolto cui resta solo il titolo da scrivere.
Se solo esistesse una chiara spiegazione al mio modo di essere! Eppure i miei genitori, intelligenti e idonei a questo modus vivendi, non sembrano vittime del mio stesso difetto...
La mia imperfezione sarebbe assai più sopportabile se avesse almeno una pratica giustificazione.
Invece, niente, nessuna scusa, né causa esplicita.
Potrei dirmi, e l'ho già fatto diverse volte, di essere così come sono e basta, ma è più forte la volontà di capire cosa ci sia in me di strano da confermarmi ognora tanto sbagliata per mio tempo.

Forse, avrei dovuta essere una ribelle eroina di qualche romanzo all'inglese, probabilmente non è un caso che riveda molto di me stessa nelle scelte, parole, modi di fare di tali personaggi anticonformisti...

...se almeno fossi un nome graffiato ad inchiostro sulle pagine di un romanzo, non dovrei preoccuparmi della ricerca costante di un lieto fine...


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