Chi visse sperando, morì...non si può dire

mercoledì, marzo 03, 2010

Sto leggendo da qualche giorno la geniale "Antologia di Spoon River", testo scoperto e tradotto in italiano dal grande Pavese fra le due guerre con l'aiuto della brava Pivano (curatrice della prima edizione italiana). Ancora oggi è un testo letto moltissimo, anche se il target dei lettori si è, purtroppo, orientato sull'età matura, perdendo il precedente vasto pubblico di adolescenti che ne avevano (dagli anni 40 fino ai 60 in particolare) fatto un vero e proprio manuale d'istruzioni del vivere. Avevo letto alcuni brani in passato, restando già allora entusiasta del contenuto morale e al tempo stesso ironico che evade da ogni poesia, ma solo adesso, grazie al prestito dell'intero volume da parte di un caro amico, ho scoperto quanto è complessa e geniale quest'opera letteraria. Leggendo le sole poesie scelte dal testo di letteratura del liceo non sono riuscita a cogliere l'intero intreccio delle vite che compongono l'Antologia, né tantomeno l'ordine cronologico degli eventi estrapolati dai singoli ritratti dei defunti, persone che ironicamente riassumono in poche righe l'esito della propria vita perduta, lasciando spesso moniti per i vivi o sciogliendo gli affanni dell'esistenza in brevi morali tinte d'ironia. Geniale.
Il testo, pur somigliante ad una raccolta di poesie, è piuttosto una raccolta di epitaffi ed epigrammi, come lo stesso Edgar Lee Masters ammette, ma il linguaggio è semplice, privo di riccioli e parole ridondanti, nel pieno stile di un contesto popolare, come i protagonisti dei ritratti sono gli stessi abitanti del Villaggio di Spoon River, dunque una poesia alla portata di tutti.
Credo sia stata anche questa una delle chiavi del suo grande successo, leggere queste storie in sequenza, dopo una piccola introduzione al background descritto da Masters, è come spiare i diari dei suoi protagonisti, viene svelata la realtà post mortem in contrasto con l'apparenza che li aveva accompagnati in vita...così, passeggiando sulla collina fra le lapidi si svelano pagina dopo pagina verità inaspettate, come in un giallo all'inglese s'intrecciano personaggi e storie fino a renderci l'impressione di aver letto un intero romanzo di molte pagine, descrittivo a tal punto da lasciarci memoria visiva degli stessi personaggi, dei luoghi che li ha visti vivere sino a convincere la mente dell'esistenza del Villaggio di Spoon River...un libro da tenere gelosamente fra i volumi più cari della libreria!
Consiglio di leggere dall'inizio il volume per comprenderlo ed apprezzarlo a pieno, ad ogni modo riscrivo qui sotto appena due ritratti scelti da me, buona lettura.

Griffy il bottaio

Il bottaio deve intendersi di tinozze.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che vi aggirate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che i vostri occhi spazzino su un largo orizzonte, forse,
in realtà, state solo guardando le pareti della tinozza.
Non potete sollevarsi ai suoi orli
e vedere il mondo esterno delle cose,
e così vedere voi stessi.
Siete sommersi nella vostra tinozza -
tabù e regole e apparenze,
sono le doghe della vostra tinozza.
Spezzatele e rompete l'incantesimo
di credere che la vostra tinozza è la vita,
e che voi conoscete la vita!

Wendell P. Bloyd

Cominciarono ad accusarmi di libertinaggio,
non essendoci leggi antiblasfeme.
Poi mi rinchiusero per pazzo,
e qui un infermiere cattolico mi uccise di botte.
La mia colpa fu questa:
dissi che Dio mentì ad Adamo, e gli assegnò
di condurre una vita da scemo,
d'ignorare che al mondo c'è il bene e c'è il male.
E quando Adamo imbrogliò Dio mangiando la mela
e si rese conto della menzogna,
Dio lo scacciò dall'Eden per impedirgli di cogliere
il frutto della vita immortale.
Santo cielo, voi gente assennata,
ecco ciò che Dio stesso ne dice nel Genesi:
< E il Signore Iddio disse: Ecco che l'uomo

è diventato come uno di noi > (un pò d'invidia, vedete)
< a conoscere il bene e il male > (la menzogna che tutto sia bene!);
< e allora, perché non allungasse la mano a prendere
anche dell'albero della vita e mangiarne, e non vivesse eterno;
per questo il Signore Iddio lo scacciò dal giardino dell'Eden >.
(La ragione per cui credo che Dio crocifiggesse Suo Figlio,
per uscire da quel brutto pasticcio, è che ciò è proprio degno di lui).

Edgar Lee Masters

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