Anna Karenina di Joe Wright, un'interpretazione

lunedì, aprile 29, 2013

Carissimi affezionati del Salotto,

una premessa è d'obbligo al post di oggi, poiché si tratta di una riflessione immediatamente successiva alla visione di un film, vi prego perciò di scusare le mie parole se talvolta appariranno quello che non sono e non pretendono di essere, ossia il frutto di un giudizio moderato dal tempo, dalle considerazioni oggettive e della mia - altrimenti nota - ponderazione.

Venti minuti orsono, ho riaperto il mio sguardo sulla quotidianità di un pomeriggio di pioggia primaverile, dapprima come abbagliata dai rumori della vita reale, un attimo dopo appena consapevole di un'improvvisa orfanità, come destata da un sogno i cui colori, suoni, volti siano stati tanto saturi e brillanti da far apparire scialba la luce di una domenica d'aprile.

Anna Karenina di Joe Wright non è un sogno, ma possiede tutti gli elementi per farne essere una visione.
Non temo di cadere nella parzialità se ammetto il mio debole per l'operato di Wright, ho avuto prova della sua vicinanza alla mia sensibilità già in altri film, che sono tuttora tra i miei preferiti, ciò non lo salva dalle mie critiche o dal mio parere negativo sui progetti futuri. 
Anna Karenina (Joe Wright 2012)
Avrete certamente presenti Orgoglio e Pregiudizio del 2005, così come Espiazione del 2007,  entrambi film colmi di novità figlie di una sua interpretazione delle opere letterarie, una classica e una moderna, da cui sono tratti, ricorderete come il suo punto di vista, pur aggirando una fedeltà cieca alla trama, è riuscito a riconciliarsi con quest'ultima aggiungendo, addirittura sottolineando dettagli apparentemente trascurabili svelando chiavi di lettura molteplici della stessa storia... ebbene, Anna Karenina è tutto questo e la sua sublimazione.

Almeno lo è per me.

Anna Karenina (Joe Wright 2012)
Conscia del pericolo latente delle grandi aspettative, ho atteso - un po' per mio volere, un po' per le circostanze - a vedere questo film, fino ad oggi. Molte le critiche e le delusioni giunte al mio orecchio, anche e soprattutto da chi apprezza, come me, l'impronta di Wright; ho aspettato di dimenticarle in un giorno qualunque come oggi, per affrontare una visione quasi inconsapevole del suo contenuto e quello che segue ne è l'esito estemporaneo.
Teatro e un pizzico di circo.
Colori, scevri di sfumature, ma saturi.
Musica, ma soprattutto, suono.
Commedia e tragedia.
Danza e immobilità.

Tutto ed il suo contrario, ho contato nella visione di Wright; del classico da cui trae spunto sopravvivono solo ritagli sapientemente scelti fra le pagine di Tolstoj, ma d'altronde, non è della trama universalmente nota che vuole parlare Wright. 
Backstage Anna Karenina (Joe Wright 2012)
Le versioni per cinema e tv di Anna Karenina sono innumerevoli, perché, dunque, ripetere l'esperimento col rischio di perdere l'attenzione in un cambio di scena? Perché non cambiare quest'ultima e sin dal principio, così che il rischio di un fallimento sussista, ma preferisca all'oblìo, una critica atroce ricordata per sempre?

Ammiro quest'uomo. Ha coraggio.
In un mondo che si divide tra la nostalgia per i cult d'autore dei pochi e il collezionismo dei clichés spazzatura dei molti, Wright sceglie la via inesplorata: il suo personalissimo manierismo.
Il film diventa teatro e poi danza, gioco e di nuovo teatro, con assoli dove i sentimenti parlano, nell'isolamento di un gesto, nell'immagine riflessa in un gioco di specchi, per dissolversi un istante dopo nel buio in attesa dell'atto successivo. 
La bravissima Keira Knightley, pur nella sua giovane età, dimostra di saper battere ciglio nel modo giusto ad ogni passo emotivo, dirigendo la mente di Anna verso la follia come un Amleto al femminile, danza con il suo destino nel labirinto di siepi in cui perderà se stessa, senza scampo, quasi consapevole dell'epilogo nell'instabilità delle proprie convinzioni, come nella fragilità del proprio amore, fino alla fine.

Wright usa la logica del sogno, la simbologia della visione che coincidono con l'immaginario della follia. 
Ogni scena potrebbe essere analizzata come un piccolo capolavoro interpretativo, come si osserva un quadro fiammingo stipato di iconografie e simboli, visibili solo con la lente d'ingrandimento e comprensibili soltanto studiando i singoli significati e la lettura del loro insieme.
Anna Karenina (Joe Wright 2012)
Dal teatro alla realtà, i personaggi si muovono su un palcoscenico in continuo cambiamento, viaggiano nel vagone di un trenino da modellismo, scendono in stazioni di cartapesta, camminano tra corde e sipari di un proscenio come fra le strade di Mosca e San Pietroburgo, dormono in case di bambola, giostrano su carillon, passeggiano in prati sterminati e, come se non ci fosse nè spazio, né tempo, si ritrovano in saloni affollati oppure vuoti, persino della mobilia.
Anna Karenina (Joe Wright 2012)
Karenin, il conte Vronskij, Anna, ogni personaggio scambia il punto di vista sulla scena, ed è questo l'unico spazio fisico concesso alla visione.
Resta poco da criticare sulle trascurabili imprecisioni di recitazione o di scelte di dialogo quando si è immersi in questa visionaria, coinvolgente lettura di un classico, non credete?
Anna Karenina (Joe Wright 2012)
Wright raccoglie tutti gli strumenti del buon cinema e li compone secondo un punto di vista diverso, non crea niente di nuovo, la novità è nell'interpretazione del passato, così come accade ad ogni fine ciclo, quando la maniera riflette sui classici e ne fa una nuova arte.
Musica, rumori, costumi, scenografie, balli, recitati... non sono in grado di eleggere quali elementi hanno più merito, poiché ognuno di questi è necessario al film in egual misura, come in un orologio meccanico che funziona soltanto se ogni ingranaggio è al suo posto e ben oliato. L'importanza del dettaglio e del suo insieme.
Complice forse la mia particolare attenzione ai dettagli, come la mia naturale sensibilità artistica, ho visto in questo film molto più di quanto avrei immaginato di vedere, difficilmente una seconda visione mi convincerà della giustezza delle critiche negative, credo invece che mi permetterà di cogliere nuovi particolari e relativi significati, poiché un film basato su un libro, pur a rischio di fallire, deve essere soprattutto un'interpretazione.



Come sempre la vostra opinione mi è cara, vi aspetto per i commenti e vi auguro una buona settimana,
la vostra Claire

You Might Also Like

0 Impressions

"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." — Virginia Woolf

Puoi leggermi su

Follow

Follow my blog with Bloglovin


Paperblog

Aggregatore

Blog Directory

http://www.wikio.it


Miss Claire Queen

Disclamer

L'autore di questo blog si riserva di eliminare senza preavviso i commenti che siano illeciti, volgari, lesivi della privacy altrui, con contenuti di spam, ispirati da odio razziale, che possano recare danno ai minori, che contengano dati sensibili, che siano lesivi di copyright, che non siano correlati all'articolo cui si riferiscono.

Questo blog viene aggiornato senza una periodicità prestabilita quindi, ai sensi della legge n°62 del 07/03/2001, non è un prodotto editoriale o una testata giornalistica.

Le icone pubblicate sono state prelevate dalla rete attraverso il motore di ricerca Google. Chiunque si trovi violato nel copyright non ha che da comunicarlo, verranno eliminate immediatamente.

Ospiti e passanti

La grafica di questo blog è curata da Petra Zari aka Miss Claire Queen [© 2015], non ne è permessa la copia o la riproduzione anche parziale dei contenuti, che siano testi o immagini.

SE AMI IL MIO STILE e hai un blog che vuoi svecchiareSCRIVIMI!

Sfoglia il mio Portfolio!