Due "tesori libreschi" firmati Jo March

venerdì, giugno 14, 2013

La vostra Claire
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Scheda "Nord e Sud" di Elizabeth Gaskell
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Carissimi Ospiti del Salotto,

la collaborazione con le ragazze della Jo March continua fruttuosa: ho infatti una lunga recensione da sottoporvi nei prossimi giorni (giusto il tempo di scriverla con calma nel weekend), ma prima della mia opinione su "La Storia di una Bottega" di Amy Levy, vi presento le schede complete di altri due titoli della casa editrice, altri due tesori di Atlantide, la collana che li contiene.
Vi avevo già parlato del primo di questi "La Casa sfitta", un'inedita short story scritta da quattro autori d'eccezione – C. Dickens, W. Collins, E. Gaskell, A.A. Procter – nel lontano 1859 (leggi qui l'articolo completo), non avevo però scritto del Quaderno di Lettura con il saggio "Ore fra i Libri" di Virginia Woolf, di entrambe vi lascio la scheda completa in attesa di leggerli io stessa e recensirli per voi, buona lettura!

SCHEDE dei LIBRI

Buone letture, a presto!
La vostra Claire
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Scheda "Nord e Sud" di Elizabeth Gaskell
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La Casa sfitta
C. Dickens, W. Collins, E. Gaskell, A.A. Procter
Titolo originale: The Haunted House
Pubblicazione originale: 1859 sul periodico Household Words
Traduzione e cura di Camilla Caporicci, V. Mastroianni e L. Ricci
Introduzione di Camilla Caporicci 
Editore: Jo March
Collana: Atlantide III
Pagine: 144 - brossura
Pubblicazione: Maggio 2013
ISBN: 978-88-906076-2-2
Prezzo: 12 euro

Sinossi
Mute testimoni di relazioni umane, le mura di una casa custodiscono nel silenzio i segreti degli uomini che le hanno abitate. Eppure certe case hanno assorbito così profondamente il loro contenuto, che esso si palesa all’esterno in tutto il suo inquietante aspetto. Nido, o prigione? Quale mistero avvolge la casa sfitta che ossessiona la signora Sophonisba? Cosa si cela dietro le persiane scorticate e il fango che oscura i vetri dai quali nessuno parrebbe più affacciarsi? Due investigatori speciali tenteranno di mettere pace nel cuore della loro prediletta: il fedele Trottle e il premuroso Jarber si sfideranno a colpi di manoscritti, di senili e tenere scenate di gelosia, e di coraggiose sortite nella casa. Mettetevi comodi: un regista d’eccezione come Charles Dickens ha scritturato i migliori Autori sulla piazza per svelare, attraverso un intreccio impeccabile e una scrittura potente che lasciano semplicemente senza fiato, l’arcano della perturbante casa sfitta.

Ore fra i Libri
Virginia Woolf
Titolo originale: Hours in a Library
Pubblicazione originale: 1916
Traduzione di V. Mastroianni e L. Ricci
Introduzione di V. Mastroianni e L. Ricci
Editore: Jo March
Collana: Quaderni I (saggio)
Pagine: 96 - brossura
Pubblicazione: Dicembre 2012
ISBN: 978-88-906076-1-5
Prezzo: 11,50 euro

Sinossi
Il Quaderno di Lettura è un taccuino pensato per chi ama raccogliere riflessioni sui libri della propria vita. Il saggio Ore fra i libri, stimolante articolo scritto nel 1916 da Virginia Woolf, in una nuova versione italiana, apre il volume a suggerire la potenza che l’esercizio solitario della lettura, una pratica viva e dinamica, ha da sempre sull’uomo, e come possa essere benefico ancora oggi. Jo March così inaugura la serie dei Quaderni, impreziositi di volta in volta da contributi prestigiosi. Sono ancora oggi i libri quei fedeli amici che ci spingono a instaurare un rapporto critico con la realtà narrata, costringendoci a mettere tutto in discussione.
Li avete già sui vostri scaffali? Li avete letti?
Aspetto la vostra opinione e vi auguro, some sempre, buone letture!
La vostra Claire
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Buone letture, a presto!
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Buone letture, a presto!
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Buone letture, a presto!
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8 Impressions

  1. ho preso al Salone del Libro "Storia di una bottega"
    Mi farà compagnia al mare, ma ho già "annusato e palpato": il libro mi ispira proprio tanto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao cara! :)
      Se hai amato Piccole Donne, lo adorerai! Spero di leggere il tuo parere post lettura, buon divertimento!
      C.

      P.S. "Annusato/palpato", piccoli gesti comuni ai veri bookworm come noi! :D

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  2. “Piccole Donne” era uno dei miei libri preferiti, anche se c’erano alcuni dettagli che proprio non digerivo.
    Dopo i primi capitoli ho capito il motivo del tuo paragone ed un piccolo tarlo ha cominciato a rodere.
    Possibile che la Levy abbia conosciuto la Alcott ed abbia voluto rifare il libro a modo suo? Sono andata a controllare le biografie. “Piccole donne” precede di vent’anni. La biografia della Levy è particolare… perché no?
    Comunque ha “sistemato la piccola Amy” (grrrrrrr) in modo soddisfacente per la sottoscritta!
    A parte questo, ho amato queste donne vittoriane capaci di andare contro gli schemi imposti da un certo tipo di società.
    Perfino la più vecchia e la meno “emancipata”: non la condivido, ma riesco a comprendere la sua scelta. È sospesa tra due mondi, due epoche.
    A quarant’anni abbondantemente suonati amo più lei che “la piccola di casa”... che poi, detto fra noi, cos’ha di speciale a parte la bellezza fisica? Sì, va bene, oggi abbiamo silicone, botulino e bisturi per cercare di imbrogliare, ma una che mi dice qualcosa come: “non serve a qualcosa essere buona quando sei così bella” sveglia l’Attila che c’è in me!

    Una frase illuminante: lo scontro fra Gertrude e Darrell, la donna esige un rispetto che l’uomo non è disposto a “concedere” – ed il mio Attila ha già un Kalashnikov tra le mani;-)

    Mi hai beccato! Sono libro-dipendente, lettrice furiosa, maniaca del libro… e chi più ne ha, più ne metta, infatti ho letto subito “La storia di una bottega”!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mia cara Marzia,
      il tuo commento mi ha strappato più di un sorriso, grazie! ^_^
      Condivido il tuo entusiasmo riguardo ai libri (I'm a bookworm!), riguardo alla sospetta influenza di "Little Women" sulla Levy, è piuttosto plausibile visto il lasso di tempo che divide "Romance of a Shop" dal romanzo della Alcott. Certo è che all'epoca della pubblicazione della storia di Amy Levy, furono in molti ad accogliere favorevolmente le tematiche sollevate dal romanzo, fra i nomi più eccellenti, Oscar Wilde, ma ne parlerò più ampiamente nella prossima recensione! :)
      Anch'io, come te, ho da subito cominciato un confronto spontaneo tra le sorelle Lorimer e le March, ne è emersa qualche soddisfazione laddove il romanzo della Alcott mi aveva delusa (sto ancora piangendo per Beth, non me ne capacito...), sebbene Geltrude dimostri di possedere una forza d'animo più simile alla Elinor di "Ragione e sentimento" che della "nostra Jo"! Mi manca Jo, il suo spirito ribelle e al contempo fedele alla famiglia, nonostante non le abbia ancora perdonato il rifiuto del mio amato Laurie! :D
      I toni dei romanzi sono differenti, i tempi storici sono diversi e anche il paese, ciò è sufficiente a distinguere le due storie ed il concetto che le origina, escludendo - a parer mio - l'eventualità di uno "spinoff" di "Little women" per mano di Amy Levy, tu che ne pensi?
      Grazie di cuore per il tuo commento e il sorriso che mi hai regalato!
      In attesa di leggerti, buone letture cara!
      C.

      Elimina
    2. Ho visto nella biografia il “legame” con Oscar Wilde… qua ci vorrebbe il sonoro per un sospirone: da “Il Fantasma di Canterville” e “Il principe felice” - con “sosta” teatrale - al “De Profundis”, ho letto parecchi testi di Wilde, dopo zia Jane è l’autore che amo di più dai tempi del liceo.
      Ovviamente il contesto di “Piccole Donne” è molto diverso. Come hai giustamente detto: diversi periodi storici in diversi continenti fanno la differenza. Non pensavo esattamente ad uno “spin off”, quanto ad un’idea di partenza simile (quattro sorelle di fronte ad un problema – se questo non è dono della sintesi;->!).
      Anch’io adoravo Jo e Laurie fu la mia prima grandissima delusione (forse ero in seconda elementare? Il millennio scorso, argh!). Istruttiva, però: “la diceva lunga” sull’allora ignoto mondo maschile. Piccola perfidia: nei secoli non mi pare l’evoluzione dei maschietti abbia fatto grandi progressi. A ben pensarci, anche la morte di Beth – pianta a lungo e con mugugni risentiti – può essere considerata “didattica”, come quei dettagli macabri e paurosi delle favole di una volta (ho una versione di Cenerentola – mi pare dei Grimm – in cui le sorellastre si tagliano pezzi di piedi pur di farli entrare nella scarpetta): va bene il lieto fine “libresco”, ma per arrivarci bisogna soffrire un po’.
      Sì, “Elinor/Gertrude” è un’analogia pertinente. Non avevo pensato ad Elinor, ma quasi-quasi rispolvero “Ragione e Sentimento”…

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    3. Ottimo sospiro "ispirato"! :D
      La tematica delle giovane donne e la lotta per l'emancipazione è (ahinoi!) un tema sempre in voga, ancora attualissimo, non credi?
      In quel periodo storico aveva però il potere di stupire,addirittura shockare il pubblico perbenista, solo recentemente noi donne abbiamo acquisito - almeno in alcune parti del mondo - il diritto a prenderci la nostra indipendenza.
      Una rilettura di qualsiasi romanzo austeniano è SEMPRE benvenuta!
      Anche in preparazione del magico agosto a tema Austen su LaEffe! :)
      Grazie ancora per il tuo commento cara! :D

      Elimina
  3. Ciao, complimenti per il tuo blog, lo trovo molto interessante, nuova follower e mi sono iscritta anche alla newsletter, ti va di venirmi a trovare?

    http://guadagnare-conisondaggi.blogspot.it/

    Buona giornata :-)

    Sara

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao cara,
      grazie per l'iscrizione e i complimenti! Benvenuta! ^_^
      Ahimé, il link che mi segnali sembra essere stato rimosso... confermi?

      Elimina

"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." — Virginia Woolf

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