'La Storia di una Bottega'
di Amy Levy [Recensione]

mercoledì, luglio 03, 2013

Carissimi Ospiti de La Collezionista di Dettagli,

molti di voi - sono sicura - avranno già seguito il mio consiglio di leggere sulla fiducia "La Storia di una Bottega" di Amy Levy (Jo March Editore, Collana Atlantide) che quest'oggi vado a recensire, perciò mi aspetto un confronto attivo sul romanzo e sulle molte tematiche d'interesse che certamente non saranno sfuggite alla vostra lettura, come alla mia; mentre, a coloro ancora digiuni del buon pasto libresco, suggerisco di prendere spunto dalla mia recensione per convincersi definitivamente a leggere questa storia vittoriana, tutta al femminile.
Buona Lettura!
SCHEDA del LIBRO
La storia di una bottega
[A romance of a shop]
di Amy Levy
Traduzione e cura di Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci
Introduzione di Silvana Colella
Data di uscita: 10 Aprile 2013
Pagine: 224
Prezzo: 12,00 euro
ISBN: 978-88-906076-7-7
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N.B.! I titoli della Jo March si possono ordinare presso le librerie Feltrinelli, Coop e Arion, inoltre, potrete acquistarli online su IBS, Libreria Universitaria, Webster, Unilibro e Amazon!
Sinossi
Nella Londra di fine Ottocento, le giovani sorelle Lorimer perdono improvvisamente il padre e finiscono sul lastrico. Rifiutandosi di accettare un destino che le vedrebbe tutte divise tra i vari familiari che si sono offerti di dar loro ospitalità e protezione, intraprendono un percorso più complicato e rischioso, che però permette loro di restare insieme e di sopravvivere con le proprie forze. La preziosa eredità che hanno potuto mettere da parte, infatti, non è una somma di denaro bensì la capacità di esercitare l’arte che hanno imparato dal genitore e che intendono coltivare con passione e volontà tanto da farne un mestiere. Tra lo sgomento dei parenti, le quattro donne scelgono di mettere in vendita la grande casa di famiglia e di trasferirsi nell’affollata e viva Baker Street, nel centro di Londra, dove aprono una bottega di fotografia.
Non è facile la vita delle giovani fotografe, presto bersagli di commenti maligni dovuti alle loro necessarie frequentazioni con le botteghe d’arte e gli artisti più in voga. Lacerate dai dubbi, sballottate dai colpi della fortuna, eppure appassionate e tenaci, Gertrude, Lucy, Phyllis e Fanny resistono alle privazioni e alla miseria, conquistandosi uno spazio nella società e difendendo con le unghie la propria indipendenza. Una indipendenza ancora per nulla scontata nella tarda età vittoriana, quando la “new woman” è una creatura ancora sperimentale, che deve lottare per ritagliarsi un proprio spazio nel mondo pubblico.
RECENSIONE
Illustrazione da un'edizione di Little Women
Il primo pensiero che mi ha raggiunta quando ho iniziato la lettura di questo romanzo è andato alla Casa Editrice Jo March, il cui nome s’ispira chiaramente a Josephine della nota Famiglia alcottiana e l’affinità tra le piccole donne e le intraprendenti sorelle Lorimer de 'La Storia di una Bottega'.
Mi sono chiesta se tale scelta fosse libero arbitrio delle ragazze della Jo March, o se piuttosto sia stato il libro a scegliere loro, per uno di quegli astrusi giochi del destino che talvolta riservano piccole dense dosi di felicità.
Qualsiasi strada ci abbia condotto qui, l’importante è avere tra le mani questo piccolo gioiello letterario, una storia di fine Ottocento che parla di donne, d’indipendenza, di conquista e sfida delle convenzioni, persino d’avventura poiché lo spirito d’iniziativa che ne anima le sorti è tanto audace da anticipare l’aria nuova del secolo successivo. Se in Nord e Sud di Elizabeth Gaskell (Leggi qui) la protagonista era la Rivoluzione Industriale, ne La Storia di una Bottega di Amy Levy è certamente l’emancipazione femminile, entrambe tematiche fondamentali nella genealogia dell’Era Moderna, necessarie al progresso economico e, soprattutto, indispensabili nel miglioramento del profilo sociale dei ceti inferiori e della donna.
In breve, un altro classico indispensabile che arriva a colmare finalmente il vuoto lasciato finora da una mancata edizione italiana delle opere di questa notevole autrice inglese. Ma torniamo al romanzo.
La copertina dell'edizione inglese
La storia delle sorelle Lorimer - Gertrude, Lucy, Phyllis e Fanny - apre il sipario su una triste premessa che le vede orfane dei genitori, da subito costrette ad affrontare il dolore della recente perdita e le serie conseguenze che questa comporta, una situazione compromettente il loro status sociale e - soprattutto - il prossimo futuro di giovani donne nubili in un'Inghilterra ancora intrisa nelle strette convenzioni dell'epoca Vittoriana. Dunque, giovani sorelle travolte da un evento infausto che ne causa l'improvvisa precarietà sociale ed economica ("la guerra" nel caso delle March, "l'orfanità" nel caso delle Lorimer), un frangente simile all'avvio di "Piccole Donne", eppure quel poco che diverge tra le due trame è sufficiente a complicare le cose per le protagoniste della Levy: le Lorimer devono cavarsela da sole.
Come ho scritto altrove, la tematica dell'emancipazione femminile è sempre un soggetto proficuo e dalle molte sfumature, un tema molto attuale e tuttora irrisolto, nonostante i notevoli miglioramenti della condizione della donna; ne consegue la facilità di paragone tra molti romanzi che condividono tale presupposto, il cui seguito, però, si dipana in soluzioni differenti dove il contesto storico e le regole sociali obbligano a determinati passi, se non che, alle soglie del '900, Amy Levy propone alle sue eroine la più ardita delle sfide: l'ambiziosa conquista di una completa indipendenza economica.
L'animo femminista dell'autrice diventa esempio in questo piccolo romanzo di conquista, così ci troviamo ad affrontare la realtà attraverso gli occhi di quattro giovani donne dal carattere diverso, esortate dallo stesso spirito di rivincita verso un destino avverso, contro una società inglese àncorata al secolo discendente, eppure già disseminata dalle novità, dalle invenzioni che anticipano l'Era Moderna, di cui le Lorimer stesse sono pioniere.
La Storia di una Bottega non si avvale di una trama inedita, sono le dinamiche storico-sociali a farne un romanzo importante.
Hattie Morahan è Elinor
in Sense and Sensibility BBC 2008
Se è chiara l'ispirazione alla saga della Alcott, il cui Little Women precede di ventanni A Romance of a Shop, le implicazioni sono molto diverse: Geltrude ricorda moltissimo Jo March, per il suo carattere forte, l'amore per la scrittura, lo spirito di sacrificio, ma ha molto più di Jo, è una donna che viene chiamata a ricoprire il ruolo ben più difficile di madre, padre e sorella maggiore, è colei che per semplice obbligo d'età deve prendersi cura delle sorelle, deve necessariamente prendere in mano il timone e decidere per tutte, una responsabilità che affossa il paragone con l'eroina alcottiana. Se in Fanny, Lucy e Phyllis ritroviamo facilmente somiglianze caratteriali con le altre sorelle March, il paragone si esaurisce davanti alla forza e all'inevitabile maturità acquisita delle prime, sin dal principio messe alla prova dai molti ostacoli del mondo lavorativo e dalle risonanze sociali della scelta indipendente.
Anche qui c'è una Zia burbera e scontrosa, ma non intacca minimanente l'unità e la decisione delle sorelle, la loro forza risiede nel gruppo, nel farsi coraggio l'una con l'altra, nel sommare le proprie capacità per reggere il confronto con gli uomini nel mondo degli affari.
Forti dell'eredità del padre, che aveva insegnato loro tutto quanto c'è da sapere sulla fotografia, le ragazze sfidano la Società che le vuole ancora docili e pacate, trovano un fondo in Baker Street e contro gli avvertimenti di parenti e amici, persino sfatando il di loro pronostico, aprono una Bottega di Fotografia. Le dinamiche che si avvicendano da questo momento in poi sono le più svariate, prima tra queste il difficile ingresso nel business, il contatto con la concorrenza maschile, la pressante quanto arbitraria opinione della collettività che – non ci sarebbe bisogno di ripeterlo – non vede affatto di buon occhio quattro giovani donne in un ruolo finora riservato all'altro sesso. Non sorprende che Oscar Wilde abbia dato merito a quest'impresa, anche se solo letteraria!
Le vite delle quattro ragazze s'intrecciano con le altre, ritornano i richiami alla Alcott nelle vicende sentimentali, personalmente ho trovato nuove affinità con alcune eroine o episodi austeniani, ciò probabilmente dimostra come la Levy fu influenzata dal rinnovato interesse verso la Austen ripubblicata proprio in quegli anni, dopo più di mezzo secolo di silenzio dalle prime edizioni dei sei romanzi.

Che siate affezionate al Ciclo delle Piccole Donne della Alcott, o siate semplicemente curiosi di conoscere un'altra battaglia per l'emancipazione femminile, questo romanzo combina entrambi gli ingredienti in quell'equilibrio unico che contraddistingue un Grande Classico. 
Grazie alla Jo March per aver dato vita alla sua prima edizione italiana.
 L'Autrice
Amy Levy  nacque a Clapham il 10 novembre del 1861, si laureò al Newnham College di Cambridge e visse gran parte della sua vita nella casa natale assieme alla famiglia a Londra. Di religione ebraica, Amy Levy fu femminista, poetessa e romanziera di rilievo. Pubblicò tre raccolte di poesie, Xantippe and other Verse (1881), A Minor Poet and Other Poems (1884; 1894) e A London Plane-Tree and Other Verse (postumo, 1889), scrisse anche tre romanzi nel 1888, Miss Meredith, The Romance of a Shop e il titolo che le portò notorietà, Reuben Sachs: A Sketch, una storia di avidità e promiscuità nella Londra ebraica del periodo Vittoriano. Sfinimento e depressione furono le origini del malessere che la portò al suicidio all'età di soli 27 anni (10 settembre 1889), morte cercata per asfissia da ossido di carbonio nella propria casa.
   A PROPOSITO DI JO MARCH!!!   
NEWS N° 1
Il 28 Giugno è uscita finalmente nelle librerie la short story di cui vi ho parlato tempo fa 'La Casa sfitta' Trovate il post dedicato qui.
NEWS N°2
Prossimamente la Casa Editrice pubblicherà un'altra prima edizione italiana, stavolta di chiara ispirazione austeniana e – diciamolo pure – Lizzesca, dato che si tratta del primo seque/spinoff assoluto dei romanzi di Jane Austen che (non ha caso) da' nome al blog dei derivati di LizzyGee, LizzyS & me, sto proprio parlando del romanzo pubblicato nel 1913 da Sybil G. Brinton: 'Old Friends and New Fancies'!
Non vedo l'ora di leggerlo nella versione nostrana, e voi?
Con affetto, la vostra Claire
  Link Utili
La storia di una bottega
[A romance of a shop]
di Amy Levy
Traduzione e cura di Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci
Introduzione di Silvana Colella
Data di uscita: 10 Aprile 2013
Pagine: 224
Prezzo: 12,00 euro
ISBN: 978-88-906076-7-7
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Sinossi
Nella Londra di fine Ottocento, le giovani sorelle Lorimer perdono improvvisamente il padre e finiscono sul lastrico. Rifiutandosi di accettare un destino che le vedrebbe tutte divise tra i vari familiari che si sono offerti di dar loro ospitalità e protezione, intraprendono un percorso più complicato e rischioso, che però permette loro di restare insieme e di sopravvivere con le proprie forze. La preziosa eredità che hanno potuto mettere da parte, infatti, non è una somma di denaro bensì la capacità di esercitare l’arte che hanno imparato dal genitore e che intendono coltivare con passione e volontà tanto da farne un mestiere. Tra lo sgomento dei parenti, le quattro donne scelgono di mettere in vendita la grande casa di famiglia e di trasferirsi nell’affollata e viva Baker Street, nel centro di Londra, dove aprono una bottega di fotografia.
Non è facile la vita delle giovani fotografe, presto bersagli di commenti maligni dovuti alle loro necessarie frequentazioni con le botteghe d’arte e gli artisti più in voga. Lacerate dai dubbi, sballottate dai colpi della fortuna, eppure appassionate e tenaci, Gertrude, Lucy, Phyllis e Fanny resistono alle privazioni e alla miseria, conquistandosi uno spazio nella società e difendendo con le unghie la propria indipendenza. Una indipendenza ancora per nulla scontata nella tarda età vittoriana, quando la “new woman” è una creatura ancora sperimentale, che deve lottare per ritagliarsi un proprio spazio nel mondo pubblico.
- See more at: http://lacollezionistadidettagli.blogspot.it/2013/04/anteprima-la-storia-di-una-bottega-amy.html#sthash.lnPOJA5u.dpuf
La storia di una bottega
[A romance of a shop]
di Amy Levy
Traduzione e cura di Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci
Introduzione di Silvana Colella
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Prezzo: 12,00 euro
ISBN: 978-88-906076-7-7
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Nella Londra di fine Ottocento, le giovani sorelle Lorimer perdono improvvisamente il padre e finiscono sul lastrico. Rifiutandosi di accettare un destino che le vedrebbe tutte divise tra i vari familiari che si sono offerti di dar loro ospitalità e protezione, intraprendono un percorso più complicato e rischioso, che però permette loro di restare insieme e di sopravvivere con le proprie forze. La preziosa eredità che hanno potuto mettere da parte, infatti, non è una somma di denaro bensì la capacità di esercitare l’arte che hanno imparato dal genitore e che intendono coltivare con passione e volontà tanto da farne un mestiere. Tra lo sgomento dei parenti, le quattro donne scelgono di mettere in vendita la grande casa di famiglia e di trasferirsi nell’affollata e viva Baker Street, nel centro di Londra, dove aprono una bottega di fotografia.
Non è facile la vita delle giovani fotografe, presto bersagli di commenti maligni dovuti alle loro necessarie frequentazioni con le botteghe d’arte e gli artisti più in voga. Lacerate dai dubbi, sballottate dai colpi della fortuna, eppure appassionate e tenaci, Gertrude, Lucy, Phyllis e Fanny resistono alle privazioni e alla miseria, conquistandosi uno spazio nella società e difendendo con le unghie la propria indipendenza. Una indipendenza ancora per nulla scontata nella tarda età vittoriana, quando la “new woman” è una creatura ancora sperimentale, che deve lottare per ritagliarsi un proprio spazio nel mondo pubblico.
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6 Impressions

  1. Carissima, ho letto la tua recensione, ottimo post, tutta d'un fiato! Ed il libro mi incuriosisce molto : non solo lo ordinerò per me, ma lo consiglieró anche al gruppo di lettura di Bryce's House! A presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carissima Erica,
      ottima idea, una bella lettura di gruppo! Non sono troppe pagine, quindi sospetto che il Gruppo di Lettura sarà affollatissimo! ^_^
      Ci sono molti spunti di confronto, spero piacerà a te com'è piaciuto a me! Grazie tesoro per il tuo passaggio! :*

      Elimina
  2. Aspettavo questo post!
    Come dicevamo poco tempo fa, i confronti con la Alcott saltano fuori praticamente da soli e abbiamo già accennato a similitudini e differenze.
    Buffo come sia Gertrude a “diventare capofamiglia” e non Fanny, la primogenita. Forse perché sono figlie di madri diverse. O forse perché Fanny è ancora molto “vittoriana”…

    Non mi piace il termine “femminista” (gli “…ismi” suggeriscono un’esagerazione in negativo), ma apprezzo tutti quei libri che parlano delle donne in modo intelligente. Ed ecco perché la più giovane non mi piace particolarmente: ricordi l’Attila sopito in me? ;-)
    Anche se sto leggendo altro, ancora non ho “digerito” l’atteggiamento di Darrell, un artista con cui Gertrude si scontra. Alla fine Gertie risulta “vincitrice” dello scontro, ma la contrapposizione lascia l’amaro in bocca. Un pensiero continua a rodermi: va bene, siamo nel 1880. Posso ancora accettare (a denti stretti) questo modo di pensare.
    Ma cos’è cambiato da allora?
    Cos’è l’emancipazione?
    Imitare un maschio nei suoi aspetti peggiori in nome di quale libertà?
    O il rispetto che io come essere vivente e pensante – prima ancora che come donna – esigo?
    Tutto questo e molto di più da un gradevole libretto di fine ‘800!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione cara! La presenza di carattere di Gertrude è così forte da avermi fatto dimenticare sin da subito che è solo la secondogenita! Come sottolinei tu, Fanny quasi scompare nell'ombra della sorella minore e – perserverando nel confronto con le sorelle March – Fanny mi ricorda Beth, la sorella del focolare, colei che ama stare a casa, rammenti? :)

      Il termine "femminista" si addice però alla figura di Amy Levy, per molti motivi che la biografia evidenzia! ;)
      Anch'io non amo gli estrem-ismi, ma ogni testimonianza dell'eterna battaglia dell'emancipazione femminile mi coinvolge da vicino, you know.

      Lo scontro con Darrell è la giusta contrapposizione della figura di Lord Watergate, un po' come Wickham per Mr Darcy, due tipologie di "uomo" e il relativo confrontarsi con la donna in un'epoca ancora chiusa da regole affatto eque.
      Ho visto la vittoria di Gertrude proprio nel vedersi riconosciuta nella propria integrità da Watergate, che come Darcy, abbatte ogni confine sociale per lei; Darrell resta l'esteta superficiale che è sempre stato, incapace di vedere una donna al di là del suo aspetto esteriore, l'unico neo di questa figura è forse quella di averlo definito "artista", poiché è certamente una definizione che include molto di più dell'estetismo, ma forse è immaginato solo come un pittore di corte.

      Per tornare al concetto di cosa sia l'emancipazione femminile, personalmente credo che non dovrebbe esistere neppure il termine e la battaglia ancora irrisolta che incarna, purtroppo, le società sono evidentemente costruite da un profilo maschile: il potere, la cultura e tutto quello che può portare ad un ruolo di controllo, foss'anche del proprio modo d'essere, è stato per secoli esclusiva degli uomini (in molti paesi del mondo lo è ancora adesso), regole che non solo hanno impedito ogni movimento autonomo alle donne, ma hanno anche oscurato la vista degli uomini più aperti al dialogo verso le molte capacità femminili che non sostituiscono ma completano quelle maschili. In una società ideale, la donna e l'uomo non sono avversari, ma complici e complementari! :)

      A questo proposito, so che l'avrai già letto ma... consiglio una rilettura, e una lettura a chi non l'avesse ancora fatto, de "Una stanza tutta per sé" della grande Virginia Woolf!

      Grazie ancora per questo scambio costruttivo, è sempre un piacere cara! ^_^

      Elimina
  3. Bellissima recensione, sei riuscita a farmi inquadrare perfettamente il romanzo e le sue tematiche :) Si tratta di un libro che desidero leggere da tempo..e adesso sono ancora più convinta della mia scelta! Amo l'ambientazione delle vicende e il fatto che parlino di donne dal carattere forte, vissute in un'epoca nella quale non era facile mostrarlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giuly! :)
      Si avvicina il Natale, una storia come questa evoca l'atmosfera giusta delle festività così come l'incipit di Piccole Donne. Spero ti regalerai questo piccolo tesoro e di leggere presto la tua personale opinione a lettura conclusa! :D
      Grazie anche per il passaggio!
      Un sorriso, Claire

      Elimina

"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." — Virginia Woolf

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