‘La mia Londra’ di Simonetta Agnello-Hornby… e la mia – Recensione

domenica, settembre 14, 2014

“Sir, when a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford.”

“Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire.”

― Samuel Johnson, The Life of Samuel Johnson LL.D. Vol 3

Come opporsi a questa verità assoluta?
Chi è stato a Londra almeno una volta nella vita per più di un giorno sa quanta verità contenga l’affermazione di Johnson, intellettuale illuminista – spesso citato dall’autrice – che visse in prima persona la particolare metamorfosi da straniero emigrante a fiero londinese, così come racconta e rivive Simonetta Agnello-Hornby in questo diario di viaggio e… di conoscenza reciproca, tra lei e la sua Londra.
Devo confessare il mio debole – più unico che raro – verso la metropoli inglese, l’unica città del genere in cui avrei il coraggio e la volontà di vivere se dovessi sceglierne una al mondo. Londra è unica, non c’è dubbio. Raccoglie in seno la storia più antica e la più recente come abiti invernali ed estivi indivisi nello stesso armadio, conserva la dimensione umana pur nella sua estensione, l’individualità del singolo nella moltitudine più eterogenea, l’ordine nel caos dell’apparenza, nessuna città o metropoli può competerle. Nessuna.

Leggere una delle molte storie che vedono l’arrivo di uno straniero nella città in cerca di futuro o anche soltanto di un’occasione è come aggiungere qualcosa alla memoria stessa di Londra.
Accade perciò di ritrovare nei passi della Agnello-Hornby, i propri, riconoscendo luoghi e condividendo emozioni, come se quelle strade e quelle nebbie riuscissero a trattenere la memoria di ogni vita vista passare, impedendo alle capricciose acque del Tamigi di trascinarne via l’eco. Se credete nella magia del tempo, questa città ne detiene il potere e l’autrice ci racconta come Londra le è entrata nel cuore, indissolubilmente.

La mia Londra è contemporaneamente un diario di viaggio e di vita, la scrittrice siciliana prende il largo dal primo remoto viaggio della speranza verso l’Inghilterra, ricordando spesso quanto fosse sbagliato il ritratto del paese anglosassone dai punti di vista della famiglia, parere costruito sull’ignoranza del tempo e le testimonianze di pochi opinabili viaggiatori rientrati in patria ancora forti dei propri pregiudizi.
Confesso di aver commesso in parte lo stesso errore la prima volta che ho visto Londra, ma bastarono due ore di permanenza per dissolvere la nebbia in sole, forse giunto dall’Italia con me, a illuminare quel colorismo intenso e dagli accostamenti più arditi sotto allo stretto cappotto grigio col quale mentalmente ero solita vestire quel luogo.
L’esperienza da emigrante dell’autrice, sebbene non priva di difficoltà, non si può paragonare a quella – tutt’oggi ben nota – dei molti giovani che volano oltre Manica in cerca di un’occasione, di un futuro, inesistente nel nostro Paese; la Agnello-Hornby partì non esattamente priva di mezzi, né si trovò costretta a fare la gavetta dal noto ‘primo lavoro londinese’ del lavapiatti, erano anni diversi dal presente ben più carico di tensione per la crisi in atto, in quel momento storico era l’aspirazione verso una carriera migliore a spronare gli italiani verso l’estero, oggi è la disoccupazione il vero traino, chiamiamola pure col suo nome ‘disperazione’.
Questa premessa spiega il girotondo di conoscenze e ambienti di cui parla l’autrice, soprattutto relativo all’area lavorativa dell’avvocatura, in un secondo tempo, anche a quella culturale che per sua passione coltiverà negli anni a venire, sino ad appartenerle personalmente.
Tutto il suo amore per quella città intrisa di storia e cultura si respira invece nelle pagine dedicate alla scoperta dei luoghi; il punto di vista cambia radicalmente, caricandosi di scoperta ammirazione e crescente infatuazione.
Passeggiare soprappensiero in una mattina di settembre, svoltare distratta l’angolo e trovarsi davanti a un delizioso parco inesplorato, o un edificio memore di una vita illustre, o ancora, un bazar di oggetti antichi dall’insegna cigolante, è un’esperienza che solo Londra sa regalare. Il racconto della sua crescita lavorativa, la vita familiare col marito inglese, si snoda nelle strade londinesi, affrancando l’appartenenza alla città a poco a poco, sino a confondere l’identità natia a quell’insieme eterogeneo e multiculturale che è l’identità londinese.
«Per capire una città bisogna conoscerne l’anima. Imbevuta del passato e in costante trasformazione, l’anima di una città rimane strettamente legata alla sua fisicità e alle azioni di quanti la amministrano. A volte, ci si innamora o si ha disgusto di un posto dal primo momento: in un caso come nell’altro, è raro che questa prima impressione porti alla scoperta dell’anima.»

Eppure, Londra, per me è stata amore a prima vista, ha fugato subito il mio arcaico pregiudizio, confermando l’esattezza della first impression; ho ascoltato la sua voce, abbracciato con lo sguardo i suoi volti e ho avvertito la sua anima…
« Raramente, comunque, l’anima di una città si rivela per caso. Le città che si presentano al visitatore frontalmente, nella propria nudità, sono spesso false: costituiscono la difesa della vera città che sta sotto. Ciò non toglie che in certi casi la loro anima possa essere talmente forte e imperiosa da manifestarsi come tale al primo impatto. »
L’autrice, come me vittima di un fatale colpo di fulmine, racconta come l’anima della città si sia mostrata a lei, un giorno dopo l’altro, nei dettagli essenziali alla sua grandezza, nelle abitudini che fanno di alcuni luoghi appuntamenti quotidiani, nel contatto con la gente che porta il volto del mondo, in quella collezione di memorie storiche, letterarie, addirittura mitiche che si sono avvicendate senza cancellare i passi precedenti, in quel diario smisurato di vite che è la città di Londra.
« Passeggiando per le strade, i giardini e le piazze, questa immensità quasi non la percepisco; sono attratta dalle stradine, dai vicoli, dai portici delle case e finisco per convincermi – sbagliando  che quel microcosmo è la vera Londra. Mentre è semplicemente la mia Londra. »

'La mia Londra'
Simonetta Agnello-Hornby

 Titolo: La mia Londra
Autore: Simonetta Agnello-Hornby
Casa editrice: Giunti
Collana: Italiana
Pagine: 272 Brossura con bandelle
Anno di pubblicazione: maggio 2014
Prezzo: € 16,00  Ebook € 8,99
ISBN/EAN: 9788809786837

Booktrailer

Trama
Simonetta Agnello arriva sola a Londra nel settembre 1963 – a tre ore da Palermo, è in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie: la coda nella fila degli aliens al controllo passaporti; l’autostrada sopraelevata diventa un tappeto volante. La paura di non capire e di non essere accettata forza impietosa il passaggio dall’adolescenza alla maturità.
Diventa Mrs. Hornby. Ha due figli. Tutta una vita come inglese e come siciliana. Ora Simonetta Agnello Hornby può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amatissima casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove lei ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l’anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di tutte le etnie la possibilità di lavorare.
Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare: ogni marea del Tamigi porta qualcosa o qualcuno di nuovo per farci pensare e ripensare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell’illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa – ancora una volta il nodo fra Londra e Palermo – dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: «Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere».
L'Autrice
Simonetta Agnello Hornby è nata a Palermo nel 1945. Dal 1972 vive a Londra, dove è stata avvocato dei minori e presidente part time dello Special educational needs and Disability Tribunal.
Ha esordito con La Mennulara (Feltrinelli, 2002), cui sono seguiti per lo stesso editore: La zia marchesa (2004), Boccamurata (2007), Vento scomposto (2009), La monaca (2010), La cucina del buon gusto con Maria Rosario Lazzati (2012), Il veleno dell’oleandro (2013), Il male che si deve raccontare con Marina Calloni (2013) e Via XX Settembre (2013). Ha pubblicato inoltre: i (Skira, 2010), Un filo d’olio (Sellerio, 2011) e La pecora di Pasqua con Chiara Agnello (Slow Food, 2012).

Il libro sul sito Giunti
Il sito ufficiale di Simonetta Agnello Hornby
Samuel Johnson su Wikipedia
Alcuni siti che sono solita consultare per organizzare i miei viaggi a Londra:
City of London, VisitLondon, Time Out London, London Town, Italians of London

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2 Impressions

  1. Ciao, Miss Claire!
    Anche a me è capitato di leggere e recensire questo piccolo grande libro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :) È sempre utile avere un libro in più che parla di Londra!

      Elimina

"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." — Virginia Woolf

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