'Gli innamorati di Sylvia' di Elizabeth Gaskell – Recensione

mercoledì, dicembre 10, 2014

«The saddest story I ever wrote.»
[“La storia più triste che io abbia mai scritto”]
Elizabeth C. Gaskell
Chi ha conosciuto l’opera di Elizabeth Gaskell attraverso le rare edizioni italiane di alcune opere, avrà un’idea piuttosto precisa dei contenuti della scrittrice vittoriana, eppure, come è successo alla sottoscritta, leggendo Gli innamorati di Sylvia (Sylvia’s lovers — pubblicazione originaria Smith, Elder & Co., 1863) si troverà davanti a qualcosa di diverso dal possibilismo positivo di Nord e sud e dall’ironia caricaturale di Cranford, piuttosto scoprirà una storia struggente che ricorda più la miseria di Ruth, in cui emerge tutto il dramma di tre vite incrociate da un perfido fato, dove l’unico vero filo conduttore pare essere il processo di espiazione delle coscienze.
Pubblicato da Jo March Editore (maggio 2014) e tradotto, a mio avviso egregiamente, da Mara Barbuni, Gli innamorati di Sylvia ha segnato un cambiamento nella mia personale visione dell’opera gaskelliana.
La lettura che ho condiviso e ampiamente discusso con il mio club del libro, mi ha rivelato una Gaskell profondamente diversa da quella percepita nelle letture precedenti; lo stile è il medesimo, molto scorrevole e coinvolgente, persino nelle molte digressioni sul paesaggio, elemento necessario a rendere le metafore visive dei molti turbamenti d’animo dei personaggi, eppure, in questa storia c’è qualcosa che resta in sospeso, la percezione che non sia risolta veramente, se non sul piano puramente spirituale, poiché credo sia proprio questa la chiave di lettura giusta per comprenderne contenuti e intenti.
La stessa autrice descrisse questa storia come la più triste fra quelle da lei raccontate, ma non è questo il sentimento che resta al lettore, non è mera tristezza per un destino che niente lascia al lieto fine, semmai un senso di frustrazione, di mancanza di giustizia, sebbene esista in dosi calcolate, uno status d’impontenza per una risoluzione finale che scopre il lettore impreparato, per questo sensibile alla conseguente riflessione.
È probabile che la Gaskell volesse suscitare questa condizione nel suo pubblico, il concetto di ‘espiazione’, molto forte in questo romanzo, è uno dei temi centrali della sua fede religiosa (figlia di un pastore unitariano), ne deriva una lettura duplice che passa dal piano oggettivo a quello spirituale lasciando ampio spazio alla meditazione, sia questa mistica o razionale.
 
Sylvia Robson all’inizio della storia, è una giovane donna nel fiore della giovinezza, ancora illesa dalle vicissitudini della realtà, ingenua e frivola a un tempo, nei suoi capricci si coglie quasi il tono dell’immatura Rossella O’Hara, come lei si ha appena lasciato l’adolescenza per affacciarsi al vero consapevole esordio nella vita, come lei sarà travolta dagli eventi drammatici che la cambieranno diametralmente per farne la donna matura e riflessiva che conosceremo alla fine.
Poi ci sono i due protagonisti maschili che agli estremi dello stesso campo di battaglia, sebbene di natura amorosa, rappesentano quel contrasto di appartenenza sociale, ma anche di carattere, che rimanda alla dicotomia di Nord e Sud. Da un lato, l’indomito ramponiere Charley Kinraid, l’eroe romantico che conquista immediatamente il cuore dell’ingenua Sylvia; dall’altro, il perbenista imperscrutabile Philip Hepburn, innamorato di Sylvia al punto di manipolare il corso degli eventi a suo favore.
Come Kinraid rappresenta il mare, con i suoi marosi ribelli e i racconti avventurosi, Philip rappresenta la calma della terraferma, la fissità tediosa di un tempo immutabile, metafora dell’immobilità della società del tempo, stretta nelle sue regole e convenzioni.
Sylvia è esattamente nel mezzo
, sulla spiaggia che unisce e divide assieme queste due realtà, ma con lo sguardo luminoso perso verso il mare.
La simbologia è forte e utile alla comprensione dei ruoli quanto delle vicende legate a questi luoghi. 
 
Come sempre, la Gaskell, dipinge un background storico-sociale dettagliatissimo, frutto di documentazione e, in questo caso specifico, di un ricordo personale, un viaggio a Whitby fatto diversi anni prima di iniziare il romanzo.
La trama, come per Nord e Sud, non può reggersi senza questo tessuto storico-sociale: la polemica sul ruolo cui era relegata la donna dalle regole Vittoriane, la questione delle press-gang che coinvolgono direttamente i due protagonisti maschili, il pensiero retrogrado, spesso inetto, della gente di mare di cui si fa portavoce Daniel Robson (padre di Sylvia) con la sua storia personale, il suo irresponsabile atto di ribellione sembra cieco alle prevedibili conseguenze, un destino tragico, eppure, appena in grado di scuotere la coscienza generale, se non nelle vite a lui strettamente connesse, un episodio esemplare che lascia in sospeso da quale parte penda la ragione.
Alla descrizione del paesaggio nel perfetto stile del romanzo vittoriano, si aggiunge un’osservazione attenta delle dinamiche legate alla vita di mare, dalla metodica di caccia annuale delle baleniere, alle improvvisate delle bande di arruolamento, la Gaskell delinea un’immaginario degno di Melville.
Sebbene quasi tutta la storia si svolga nella stessa cittadina, la trama conosce molti risvolti e colpi di scena inattesi che in questo microcosmo amplificano la loro eco e le conseguenze, ahinoi!, negative di quest’ultima, che molto ricorda il tam tam mediatico odierno. Sarà naturale trovare in questi eventi clamorosi la facile concessione al destino nelle mani della scrittrice, troppe coincidenze e molte di queste risolutive, forse metafora di un intervento divino, dato il carattere molto spirituale di tutto il romanzo.
Arduo anche il processo d’identificazione del lettore nei personaggi, forse perché troppo ‘vittoriani’, ritratti accentuati le cui azioni passano troppo repentinamente da uno status all’altro, la mancanza di una maturazione progressiva come l’esasperazione di certi sentimenti, allontana da una comprensione moderna la lettura dei caratteri.
Personalmente, non ho trovato il coinvolgimento degli altri romanzi, Sylvia, se pur non priva di un certo spirito ribelle, non è l’indipendente Margaret di Nord e Sud, né la reietta Ruth che, a suo modo, conosce un’evoluzione del suo personaggio più graduale, e il suo dramma è determinato da fattori meno artificiosi, tragicamente realistici.
Neppure i due personaggi maschili mi hanno entusiasmata, ma in questo romanzo non ci sono eroi o eroine, piuttosto il senso spietato della vita, i significati di amore, destino, fede generano quelle grandi domande cui tuttora non sappiamo rispondere, così intenti a tribolare nelle nostre trascurabili esistenze da restare, come la Gaskell suggerisce concludendo, con la sola labile percezione di un lieto fine.
 
Un romanzo sicuramente di più difficile comprensione per il pubblico abituato a una Gaskell meno pessimista e più ironica, ciononostante, la densità dei sentimenti e delle emozioni, le tematiche gravose tra polemica socio-politica e riflessione religiosa, l’abilità nella descrizione e narrazione degli eventi, nonché la cura nella traduzione, la prefazione e le molte note che aiutano molto la comprensione del testo, sono validi motivi per leggersi questa prima edizione italiana.
A tal proposito, avete fin d’ora una grandissima occasione per vincere una copia de Gli innamorati di Sylvia, messa in palio dalla stessa traduttrice (potrete chiederle la dedica se la vincerete!) Mara Barbuni, sul suo blog Ipsa Legit!
Nel link di seguito il regolamento del Giveaway per partecipare all’estrazione, avete tempo fino al 14 Dicembre, perciò affrettatevi!
GIVEAWAY SU IPSA LEGIT

E qualora non doveste vincere, potete sempre approfittare delle promozioni natalizie della Casa Editrice Jo March che fino al 15 Dicembre annulla le spese di spedizione, trovate tutte le informazioni a questo LINK.

Prima di salutarvi, vi invito a seguirmi nei prossimi giorni, poiché pubblicherò un’intervista speciale a Mara Barbuni, della quale ho la fortuna e il piacere di essere amica e co-founder JASIT, esperta di Elizabeth Gaskell e ottima traduttrice, ha risposto con entusiasmo alle molte domande che le ho rivolto per comprendere meglio questo grande classico inglese che è Gli innamorati di Sylvia.
STAY TUNED!
A presto, Claire

LINK UTILI

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6 Impressions

  1. Bella recensione!
    Ho preso il libro al Salone di Torino e ho anche Nord e Sud, ma devo ancora immergermi nel mondo della Gaskell :)
    Non vedo l'ora di leggere l'intervista a Mara.
    A presto!


    Valentina
    www.peekabook.it

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    Risposte
    1. Carissima Valentina, è una gioia averti qua nel salotto! :)
      La Gaskell ha la capacità di avvolgere il lettore nello scenario storico e sociale che dipinge in modo sempre dettagliato e sensibile, sia che ne metta in risalto la drammaticità, sia che ne parli con tono ironici e dissacranti, ma è sempre un bel leggere!
      Quando leggerai qualcosa e lo recensirai sarò felice di leggere la tua opinione cara! Grazie per il tuo commento, gentilissima come sempre! Un abbraccio <3

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  2. L'ho recuperato anche io al Salone, recentemente ho letto Cranford quindi non credo che leggerò molto presto questo qui ma la Gaskell non mi ha ancora convinta al 100% né in Nord e Sud né in Cranford!

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    1. Cara Pila,
      non si possono amare tutti gli scrittori, ovviamente, ma in quanto alla Gaskell mi preme consigliarti di darle altre possibilità, forse anche riletture, poiché spesso accade che la prima sia nel momento sbagliato o che non riusciamo a cogliere le sfumature, intenti a capire il corso della storia. Forse è la tipologia del romanzo vittoriano che non è nelle tue corde, molto lungo, pieno di divagazioni e descrizioni dilatate, non so, eppure, la Gaskell si legge molto velocemente nonostante il numero di pagine, Cranford poi, per me è un gioiello della letteratura femminile!
      Curiosa di conoscere le ragioni che non ti hanno convinto nelle precedenti letture, se vuoi condividerle qui, sarà un piacere confrontarle con le mie!
      Grazie per il commento, sei la benvenuta! :)

      Elimina
  3. L'ho preso grazie ad un buono di compleanno però non è ancora arrivato il suo momento.
    Ho amato Nord e Sud, sia il romanzo che lo sceneggiato BBC con Daniela Denby Ashe e Richard Armitage, un po' meno Cranford ma è solo questione di tempo :)

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    Risposte
    1. Cranford è particolare, ma secondo me esemplare! Forse devi dare una seconda opportunità al libro, anche la Miniserie è un piccolo capolavoro! Spero il libro ti arrivi presto!

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"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." — Virginia Woolf

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