La ricompensa di una madre di Edith Wharton [Recensione]

venerdì, luglio 10, 2015

"Malgrado la solitudine, o in conseguenza della solitudine, la sua vita era molto piena."
— Anna Karenina - Lev Tolstoj
Carissimi Ospiti del Salotto,
vi immagino già in vacanza o in procinto di partire, carichi di quell'entusiasmo che solo un bel viaggio riesce a generare. Un vero lettore, però, non dimentica un posto in valigia per qualche libro da portare con sé, non siete d'accordo?
Ecco, quindi, il primo dei miei consigli libreschi per l'estate, un classico edito da Elliot che racconta la storia di una donna, una viaggiatrice, ma soprattutto, una madre, personaggio dipinto a pennello finissimo dal genio di Edith Wharton ne La ricompensa di una madre.

Premetto che questo romanzo inizia appena a colmare la mia mancanza nel non aver mai letto prima niente di questa grande scrittrice americana, fatto eccetto per pochi estratti della sua opera più nota, L'età dell'innocenza e la relativa trasposizione cinematografica; non potevo, dunque, esimermi dal porre rimedio alla lacuna, anche perché ero molto curiosa di conoscere qualcosa di più della donna che ha ricevuto il Premio Pulitzer prima di tutte!
Kate Clephane, quando torna a New York richiamata dalla figlia, è una donna animata dai sensi di colpa, è stupita e al tempo stesso sospettosa della precisa volontà di Anne, spera in un perdono, si dibatte su come comportarsi, si chiede come sarà accolta, sente prepotente una svolta nel suo destino di esiliata, dopo quell'indelebile scandalo provocato da lei medesima, molti anni prima, quando preferì un'innamoramento effimero al proprio marito e, soprattutto, alla propria bambina.

In Kate c'è molto di Ellen Olenska de L'Età dell'innocenza (1920), come in Anne ritrovo molto della giovane May Welland, ma le dinamiche qui sono diverse.
Il ritorno di Kate verso la madrepatria si profila come l'inizio di un cammino di espiazione: il suo animo è tormentato da mille domande, i ricordi si accalcano nella sua mente, la sua vita, che in qualche modo aveva trovato un equilibrio fra abitudini e amicizie di convenienza anche nella solitudine sentimentale, è improvvisamente stravolta dalla lettera inattesa della figlia, da quella richiesta insperata che le appare come la grazia concessa a un condannato a morte.
Ancora una volta la sua esistenza ha svoltato cambiando direzione e aspettative, ma stavolta, il suo destino è in mano solo d'altri, non a caso di coloro che hanno subito in primis le conseguenze negative della sua sventata fuga giovanile. Una situazione difficile le cui dinamiche sono impossibili da prevedere; Kate potrebbe fuggire ancora, ignorando la richiesta, ma qualcosa in lei la muove... questa è la sua unica occasione per tentare di essere perdonata dalla sola persona che le porge la mano, la prima vittima del suo abbandono e, forse, l'unica ragione di vita che le resta: Anne.

Quest'ultima si presenta molto diversa dalla madre, la ragione sembra padrona del sentimento in lei, l'esatto opposto di Kate, o almeno è questa la giovane donna che ci appare attraverso i suoi occhi. Anne accoglie la madre come se niente di grave fosse successo in precedenza, non tocca quasi l'argomento, piuttosto colma di attenzioni la donna che l'aveva abbandonata da piccola, quasi fosse stato un crudele incantesimo, invece che un capriccio d'amore, a dividerle contro la loro volontà.
Kate si convince a poco a poco che l'affetto della figlia sia sincero quanto le sue intenzioni di recuperare il tempo perduto; Anne lascia intendere che l'avrebbe cercata molto prima se la nonna paterna non le avesse impedito di farlo, alla conoscenza appena nata si aggiungono gesti d'affetto, care parole e la promessa di stare vicine per sempre.

Calcando di nuovo le strade di una New York diversa, anch'essa cresciuta rispetto ai suoi ricordi, Kate ritrova le vecchie conoscenze, teme il giudizio e si aggrappa all'ottima reputazione della figlia per fare schermo alla vergogna del suo passato; come Anna Karenina (citata anche nel romanzo) reduce dalla passione con Vronskij, Kate sente su di sé gli occhi della buona società newyorkese, avverte forte il contrasto con l'approvazione completa di Anne, provando sentimenti contrastanti che somigliano all'invidia.
Anne non è soltanto bella, educata e apprezzata ovunque e da chiunque in società, ma svela presto la seconda ragione del richiamo in patria della madre: le prossime nozze con Chris Fenno, ex amante di Kate a insaputa della figlia.

Ecco che la sicurezza affettiva appena ritrovata di Kate torna a trasformarsi in tormento. 
Non si tratta soltanto di mantenere lo scomodo segreto, Chris non è quello che sembra, anche se un patto tra gli ex amanti tutelasse il passato, Anne sarebbe vittima dello stesso trattamento, sarebbe lasciata, abbandonata di nuovo, da un'altra persona che ama... Cosa farebbe una buona madre?
Kate trova conforto e sostegno soltanto in Fred Landers, unica figura maschile morale che intuisce le dinamiche nascoste della storia, agisce a tutela di Anne e della madre mosso da sentimenti sinceri e fedeli, anche se non basterà a domare la natura passionale della seconda.
La Wharton entra nelle viscere di quel tormento, spremendo paura e dubbio quel tanto da farli emergere sulle pagine, impossibile leggere certi passi senza vivere come per osmosi quegli stati d'animo d'inquietudine interiore.

Kate torna a dibattersi tra l'essere madre e l'essere donna, tra l'espiazione e la vanità.

Cerca un compromesso, tenta di smascherare Chris e di mettere in guardia la figlia, senza svelarsi... Vani restano i suoi sforzi contro le coincidenze nefaste del fato, eppure, sembra che quest'ultimo abbia voluto giocare con lei, riportandola di fronte alla se stessa di un tempo, ai suoi molti errori, alla sua ingenuità, minacciando questa volta l'innocenza di sua figlia.

Senza svelare niente del finale, posso dire che il lascito di questa lettura ha un sapore acre che annulla quel poco di zucchero presente; i destini delle due donne finiscono per seguire la voce simile del loro ego; resta sospeso il dubbio su cosa sia giusto seguire, se la ragione o il sentimento, senza nessuna possibilità di equilibrio.

Un libro da portare in vacanza che fa riflettere e venir voglia di leggere tutta l'opera della Wharton.
Buone vacanze, letture e al prossimo consiglio!
Claire

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2 Impressions

  1. Non conoscevo questo romanzo della Wharton... mi intriga.

    Credo che all'epoca libri in cui si trovano a lottare ragione e sentimento fossero di grande impatto, visto che in tutte le classi sociali si incominciava a dare rilievo al fatto che la presenza di un genuino sentimento fosse una base fondamentale per l'unione di due persone.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo cara,
      la scelta del sentimento però era ben più pericolosa per le donne, ancora oggi non si è veramente libere dal pregiudizio e della macchia nella società, come sappiamo, di stampo maschilista.
      La Wharton poi metteva molto del proprio vissuto nei suoi romanzi, anche per questo sono interessata a esplorare le altre opere con attenzione a certe tematiche.
      Grazie come sempre del tuo commento! :)

      Elimina

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