Tre stanze per un delitto – Sophie Hannah resuscita Poirot? [Old Reviews]

giovedì, settembre 24, 2015

Ogni lettore, appassionato di gialli o meno, conosce il franc… pardon, "il belga" Hercule Poirot, uno dei personaggi più insoliti e geniali della letteratura poliziesca, nato – più per sfida che per una volontà precisa – dalla penna eccellente di Agatha Christie.

L’investigatore, molto noto e amato dal pubblico anche televisivo, è una presenza così singolare e incisiva da fare il vuoto intorno, oscurando ogni altro personaggio sul palcoscenico, condiviso soltanto tra il caso da risolvere e la sua mente analitica. Con tale illustre premessa pensare di riportare ‘in vita’ senza timore di confronto un siffatto personaggio è una sfida persa in partenza; eppure, avere il privilegio di scrivere un nuovo caso per Poirot con il benestare degli eredi della Christie non deve essere stata una responsabilità da poco, neppure per un’affermata giallista inglese dei nostri giorni come Sophie Hannah, autrice del primo romanzo ‘apocrifo’ sull’investigatore belga, Tre stanze per un delitto – Il ritorno di Poirot, pubblicato in l’Italia da Mondadori.
Dopo i casi James Bond e Sherlock Holmes, anche gli eredi della giallista più amata al mondo hanno deciso di dare un’altra possibilità a Poirot, aprendo la strada a nuove indagini e avventure che – se pur scritte per mano di altri – potrebbero colmare la fame del vasto pubblico della Christie-fandom, a digiuno ormai dal lontano 1975, anno che vide la pubblicazione dell’ultimo caso e della (fortemente voluta dalla Christie) morte dell’investigatore belga, cui seguì, l’anno successivo, la scomparsa della sua creatrice, quasi fosse coerente conseguenza a una maledizione di sua stessa invenzione.
Dame Agatha era dotata di una mente e un’immaginazione così fervide da renderle naturale portare nelle situazioni di vita reale la dinamica e gli intrecci escogitati per i suoi romanzi, quasi a voler verificare il meccanismo di causa-effetto, o prendere le redini nell’evoluzione degli eventi e controllarne le sorti esattamente come uno dei suoi personaggi, riscuotendo però deludenti soluzioni alternative dall’imprevedibile realtà.
Prendere il testimone – anche se indirettamente – da una mano così abile richiede necessariamente un pari livello di talento; è un termine di paragone così alto da terrorizzare qualsiasi scrittore! Sophie Hannah sembra indifferente alla paura del confronto nell’intraprendere la sfida, almeno non lascia trapelare l’affanno nutrito nel ritrarre nel modo più autentico il personaggio di Hercule Poirot. Ne dà prova (forse suggerita) l’agile superamento del primo ostacolo della reclamata morte di Poirot (1975), che le fa scegliere – molto astutamente – il 1929 come anno della neo-avventura, primo di un triennio scevro di pubblicazioni (esattamente tra le pubblicazioni de Il mistero del treno azzurro, 1928 e Il pericolo senza nome, 1932), una decisione atta a garantire un lasso temporale libero per i prossimi casi, ma sopratutto, a trovare il personaggio protagonista già scolpito a tutto tondo dalla Christie e non troppo prossimo al suo trapasso. Davvero ingegnoso.
Una buona partenza, tuttavia, non garantisce un equivalente arrivo…
Non aspettatevi dunque una nuova Christie’ story, piuttosto un buon giallo che ritrova le atmosfere e i ricordi del primo dei suoi personaggi, un Hercule Poirot sapientemente ‘in vacanza’ così da eliminare il pericolo di un altro confronto con l’unica spalla affiancatagli dalla scrittrice, ovvero il capitano Arthur Hastings, preferendo l’avvicinamento di un nuovo interlocutore, l’agente di Scotland Yard Edward Catchpool, creato ad hoc dalla Hannah forse nel tentativo di rievocare la coppia Sherlock-Watson, a mio parere senza troppo successo.
Il plot gode di una trama innegabilmente complessa, una rosa di personaggi definita che include vittima e assassino, come nel migliore dei casi di Poirot; non mancano i classici ingredienti preferiti dalla Christie: un sorso di veleno, un pizzico di superstizione, colpi di scena ed equivoci quanto basta. Eppure, la storia non scorre fluida e certa dell’attenzione del lettore come in uno qualsiasi dei gialli di Dame Agatha.
Sebbene la Hannah si dilunghi diligentemente nel descrivere le abitudini maniacali di Poirot, richiamare spesso l’intercalare en français come il noto ‘mais non, mon ami…’, o ancora, la sua eccessiva pignoleria e ossessione dell’ordine e dell’igiene, il personaggio finisce col ripetere troppo spesso le sue teorie ad alta voce, ogni volta da capo, come a voler confondere, piuttosto che chiarire, le idee del lettore, facilmente identificabile nella figura interlocutoria di Catchpool.
Quest’ultimo, tranne per alcune intuizioni, tra l’altro inconsapevolirisulta utile alla trama quanto una lampadina senza corrente elettrica, praticamente una presenza che si aggira nella storia senza entrarci veramente dentro, ben lontano da un Hastings o da un Watson, oscilla tra i ragionamenti articolati di Poirot e le sue paure ataviche, senza per questo venirne mai a capo. L’unico alibi che mi sento di concedere alla Hannah è la promessa di uno sviluppo del personaggio nelle storie a seguire, ammesso che le sia data una seconda possibilità dalla critica della Christie’s fandom.
L’indagine sussiste, è indubbio, e si svolge quasi con metodo didattico nel pieno criterio della serie classica: il delitto, l’entrata in scena e coinvolgimento di Poirot, l’ingresso di tutti i personaggi della rosa, gli indizi e altri piccoli eventi che stimolano il ragionamento analitico del protagonista, l’illuminazione e la lunga spiegazione finale davanti ai medesimi personaggi coinvolti, vittime escluse. Manca comunque quel tocco magico che incolla dalla prima all’ultima pagina il lettore, quella serie di astuti dettagli, indizi e dialoghi inseriti a proposito, le false piste e gli equivoci che si sommano un capitolo dopo l’altro nel comporre quel puzzle perfetto, che solo la penna della Christie sapeva concepire. Un disegno così calcolato in ogni minuzia non ha motivo di ripetere al lettore l’ipotesi progressiva nella mente di Poirot, il lettore partecipa attivamente alle congetture, spesso inconsapevolmente ed è stimolato, piuttosto che guidato, dai ragionamenti del detective, sino verificare la propria tesi nel dipinto corale finale.
Questo è ciò che manca al primo romanzo apocrifo su Poirot, ed è questo che fa la differenza tra un buon giallo da ombrellone e una Christie’ story da rileggere infinite volte, pur memori dell’identità del colpevole.
[Recensione originale per Diario di Pensieri Persi]

A VOI LA SCHEDA DEL LIBRO!

Tre stanze per un delitto
Il ritorno di Poirot
Sophie Hannah – Agatha Christie

Titolo originale: The monogram murders
Traduzione: M. Faimali
Casa Editrice: Mondadori Editore
Collana: Bestsellers
Pubblicazione: 9 settembre 2014
ISBN: 9788804651970
Pagine: 308 brossura
Prezzo: € 12,00 Ebook: € 6,99
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Sinossi
Dopo l'ennesimo caso risolto, Hercule Poirot ha finalmente deciso di prendersi una vacanza. E visto che viaggiare è molto stancante, quale destinazione migliore della stessa Londra? Così, senza dire nulla a nessuno, ha affittato una camera in una pensione cittadina, deciso a godersi il meritato riposo. Ma se, per una volta, Poirot non insegue il mistero, è il mistero a inseguire lui. Mentre è in un caffè, una donna, sconvolta, gli confessa che sta per essere commesso un omicidio. La vittima è lei e merita di essere uccisa. Per questo l'investigatore deve prometterle che non farà nulla per salvarla e non cercherà, successivamente, di trovare il colpevole. A quel punto la donna corre fuori dal locale e sparisce nella notte. Quanto c'è di vero in quel racconto? E i tre omicidi commessi a Londra quella stessa sera sono collegati alle parole della donna?

A quarant'anni dalla sua ultima apparizione letteraria, ritorna Hercule Poirot: per la prima volta gli eredi di Agatha Christie hanno autorizzato un'autrice contemporanea, Sophie Hannah, maestra inglese del thriller psicologico, a ridare vita all'amatissimo detective. Il risultato è un romanzo straordinario che, come ha scritto «The Independent», «avrebbe deliziato la regina del Crimine».
 
L'Autrice
Sophie Hannah è nata a Manchester nel 1971.
È una delle più importanti autrici inglesi di crime novel, e i suoi romanzi sono sempre in cima alle classifiche. I suoi libri sono pubblicati, in Italia, da Garzanti. Tra questi: Non è mia figlia (2008), Non è lui (2010), Non è un gioco (2011), La culla buia (2012), Non è come pensi (2013), Non l'ho mai detto (2014).


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